Il mio signore Aragorn
Il nuovo film di un attore fa spesso pensare al vecchio. Leggendo del nuovo Cronenberg “La promessa dell’assassino” con Viggo Mortensen io sono tornata al Signore degli Anelli. So che è brutto ricordare un attore per un solo film, o meglio un solo ruolo, ma io non posso fare a meno di pensare al mio signore Aragorn, nobile, tormentato, onesto e perfetto. Evidentemente la carriera di Viggo Mortensen è altro, ha fatto altri film, alcuni (“History of violence” sempre di Croneberg) molto belli, ma niente è stampato nella mia memoria come Aragorn.
Devo confessare che non avevo letto Tolkien prima di vedere i film e che ho cominciato dal secondo capitolo della trilogia, poi però ho atteso il terzo con impazienza. Soprattutto per lui. Sì, belli anche gli altri personaggi, bello Faramir, suo fratello Boromir, Gandalf, gli hobbit, le principesse e gli elfi, ma nessuno è come l’erede di Elendil. Duro e altero, ma buono e coraggioso, un Mr. Darcy con la spada, Knightley che alla fine conquista la sua Emma con le orecchie a punta.
Io comprendo la povera Eowyn che si innamora senza speranza. Non si può non sospirare pensando al bell’Aragorn come lo fa Viggo. Per me il Signore degli anelli, volume I-II-III, si guarda a saltelli scegliendo solo le scene con il ramingo. E un po’ quelle con Faramir perché devo ammettere che è lui il secondo classificato. Addirittura il primo se si abbandona il film e si apre il libro, “Il ritorno del re”, e si legge la sua dichiarazione d’amore alla bella Eowyn.
Forse mai più
Ci sono libri che non rileggerò mai più e film che non voglio rivede. Non perché non mi siano piaciuti, ma perché non voglio rivivere la doloroso esperienza. Ho letto “La storia” di Elsa Morante un’estate al mare e ne sono uscita senza forze, talmente triste da trovare cupe anche le giornate estive. Non posso rileggerlo. Ho visto “Million Dollar Baby” a un’anteprima per la stampa e in un cinema pieno di giornalisti ho pianto. Non sono capace di rivedere il pur bellissimo “Shine” e nemmeno “Il pianista” di Polanski. Credo che non potrei rivedere “Schindler’s List” o “Train de vie”, invece riesco a guardare i pur tragici e laceranti “Voglia di tenerezza” o “Stand by me”. Perché alcuni sì e altri no? Quali sono quelli che mi hanno veramente colpito di più: quelli che rivedo o gli altri? Io considero sempre libri e film come percorsi, non solo storie ma tragitti che faccio con attori, registi, scrittori e personaggi. Alcuni sono troppo in salita, non si possono fare più di una volta. Altri sono passeggiate talmente piane che si possono fare tutti i giorni riguardando magari solo le vetrine interessanti, gli spezzoni più belli, i capitoli indimenticabili. In mezzo ci sono le colline: film e libri fatti di salite e discese, di momenti duri, ma anche di respiri rilassanti e sorrisi. Sono le passeggiate più utili. Si rifanno quando l’anima chiede di rivedere un panorama noto.





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