Come
Sono tornata di recente per lavoro a guardare i libri di Harry Potter, in particolare l’ultimo che ho letto l’estate scorsa in inglese e che esce in italiano la prossima settimana. Proprio l’arrivo dell’edizione italiana mi ha fatto pensare alle storie, non a come cominciano o a come finiscono, ma a come “trascorrono”. Tutti sanno come inizia la storia di Harry, a che punto si è arrivati con il libro numero 6, e tutti sanno anche il maghetto non muore. Allora perché tanta attesa? E’ per quello che c’è in mezzo. E’ per il “come” ci si arriva.
Era questa la mia curiosità l’estate scorsa ed è, credo, la curiosità di tutti quelli che aspettano di avere in mano il libro in italiano. Si parte dal presupposto che Harry si salva, ma come ci riesce vista la situazione tragica alla fine del “Principe mezzosangue” con Silente morto e Piton in fuga con i mangiamorte? E la povera Ginny coronerà il suo sogno d’amore? E Ron si dichiarerà infine a Hermione? Il bello del libro, di ogni libro, sta, secondo me, in questo, nel come si arriva alla fine della storia, nel percorso del protagonista e dei suoi amici e di tutti gli altri personaggi. Quello che si dice dei viaggi, che non importa la meta, ma il viaggiare, io lo applico anche ai libri. Per questo leggo la fine dopo le prime pagine. So dove devo arrivare e mi godo molto di più la strada.
AffidabilitÃ
“Ma a che ti servono tutti questi libri? Non li puoi mangiare. Come ti possono rendere felice? Li ho sempre trovati molto affidabili, non cambiano idea appena io volto gli occhi”. Da “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” di Peter Greenaway
I libri sono coperte di Linus sempre uguali? Forse. Alcuni servono come baluardo, una sorta di bene rifugio nei momenti di bisogno, un affidabile surrogato di vite perfette e lieto fine o un modo per crogiolarsi nella tristezza. Ed è vero: loro non cambiano mai idea. Noi però la cambiamo su di loro. Certi non sono mai belli come la prima volta, altri lo sono solo le volte successive, altri ancora sono più belli nel ricordo che nella realtà. Ho letto “Il giardino dei Finzi Contini” una volta soltanto, ma ne ho un ricordo bellissimo e vivo: li vedo giocare a tennis, andare in sinagoga, vedo lei in macchina al funerale del fratello. E li immagino come li ho creati nella mia memoria leggendo il libro non con le facce degli attori nel film che all’epoca non avevo visto. E’ un romanzo che sento vicino, fatto di luoghi conosciuti, ma anche la lontana pioggia di “Cent’anni di solitudine” ha un angolo ben curato nella mia memoria. Ed è anche questo un libro da una sola lettura, tenuto bene in vista però in libreria, all’occorrenza si può riprendere in mano. Il bello di certi libri è proprio questo: sapere che ci sono e dove trovarli.
Siamo (quasi) tutte Hermione Granger

“Si agita per i compiti. E’ il suo problema” – Ron Weasley HP5
Nel mondo ci sono milioni di Hermione Granger. Solo io ne conosco almeno due, dichiarate, oltre a me, ma sospetto di molte altre. Una HG è la prima della classe, crede nello studio, nell’impegno costante e nell’onesto lavoro. Adora alzare la mano e rispondere per prima. Le piace leggere e sapere le cose prima degli altri. E’ carina, ma non cura molto il suo aspetto fisico: quando lo fa però migliora nettamente. Presta attenzione agli altri prima di tutto perché vuole essere informata di tutto e poi perché ha a cuore gli amici. Si perde in cause giuste, ma perse in partenza. E’ follemente innamorata di un ragazzo, lo aiuta e lo sostiene di nascosto, ma non glielo direbbe mai.
Qui viene il bello: anche Ron è innamorato di lei, ma non lo dichiara. E da lei non potrebbe essere più diverso. “Intelligente, ma non si applica” scriverebbe di lui un insegnante. Un imperfetto che non si sente mai all’altezza: di Harry, dei fratelli e anche di Hermione. Ma è simpatico e sarcastico. Il poverino è geloso, ma non fa mai il primo passo e sembra riuscire soltanto a litigare con lei. (SPOILER) Per conquistarla prova anche a leggere un libro, ma non è questa la chiave. La soluzione è la comprensione della diversità. Lui la delude e poi la salva, la sostiene e alla fine sarà lei a prendere l’iniziativa.
Conclusione: io ho letto (più di una volta) tutto Harry Potter in inglese non solo, ma soprattutto, per sapere se alla fine si mettevano insieme.
HP 1
Da un paio di anni sono entrata nel tunnel Harry Potter. E non riesco a uscire. Ho visto i film al cinema quando sono usciti, ma non avevo mai letto un libro di JK Rowling. Ho preso il primo in inglese due anni fa per fare esercizio. Ho pensato: "E' un libro per bambini, sarà facile". All'inizio ho fatto fatica, soprattutto con i primi due volumi, ma poi è diventata una droga. Dal terzo in poi non mi sono più fermata e ho aspettato con ansia l'uscita dell'ultimo. E da qui ore di riletture. Tutte in lingua originale perché in inglese HP è più bello.
Del primo libro io rileggo sempre il capitolo in cui Harry conosce i Weasley. Sono tutti alla stazione e Harry, per la prima volta nella sua vita, non è solo. Chiede aiuto alla signora Weasley e incontra quello che sarà il suo migliore amico, Ron, oltre ai suoi fratelli. Devo ammettere che forse mi piacciono più loro dello stesso Harry. La famiglia Weasley è talmente perfetta e adorabile! Certo l'idea del poveri ma felici è un po' banale, ma io non riesco a fare a meno di trovarli simpatici.
Un altro paio di consigli. Io rileggerei all'infinito anche la prima volta di Harry a Diagon Alley, in particolare l'acquisto della bacchetta magica, il natale ad Hogwarts e i giri notturni alla scoperta dello specchio in cui vede i suoi genitori. Vorrei accarezzargli i capelli, come a un bambino vero, e la stessa cosa con il povero Ron che si vede perfetto e non ultimo dei suoi fratelli.
Mr Darcy
Le mie prime parole sono delle scuse anticipate. Per me è una novità scrivere sul web, non conosco bene il galateo del mezzo e dunque chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno salutato e che non hanno ricevuto una risposta. Non è mancanza di gentilezza o educazione, ma ignoranza, spero temporanea, delle regole.
Detto questo, partiamo. E la mia prima pagina non può che essere per Jane. I suoi libri sono forse i primi che ho riletto nella mia vita adulta (non conto nelle riletture quelle fatte da bambina senza la consapevolezza del mio amore per la ripetizione). Ho scoperto “Orgoglio e Pregiudizio” da sola. Era l’unico libro di Jane che mia madre avesse in casa, una edizione con la copertina rossa rigida. L’ho letto nell’estate fra la quinta ginnasio e la prima liceo. Non voglio dire che mi ha cambiato la vita, ma insieme ad altre cose mi ha insegnato ad essere più libera.
Spesso dico che è stata la mia amica Rebecca facendomi conoscere il cinema il sabato pomeriggio negli anni del liceo a insegnarmi la libertà. Ne sono ancora convinta, ma oltre a questo devo ammettere che ci sono state letture che mi hanno aiutata a progredire. Tutte ci siamo immaginate come la seria, ma ironica Elizabeth che attrae l’uomo apparentemente più duro che esista, integerrimo, una roccia di sani principi che si scioglie nel miglior marito e direi anche amante possibile.
Il mio post-it su O&P, uno dei tanti (temo che vi tedierò ancora dunque con questo libro), è sul capitolo in cui Darcy si mostra senza corazza per come è veramente: il 43esimo e successivi. E’ quello in cui lei visita con gli zii la tenuta di lui e Mr Darcy all’improvviso appare. Io soffro per l’imbarazzo di Elizabeth colta alla sprovvista e sento l’impegno che lui mette nel mostrarsi al meglio. E mi piace. Vorrei dirgli: bravo! Fai vedere chi sei, mostra che i sani principi alla fine vincono sul fascino dell’apparenza!





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