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    Archivio Agosto 2007

    Run, Forrest, Run

    di pizzi (31/08/2007 - 12:57)

    Navigando questa mattina su internet per caso ho visto alcuni video delle ultime notti degli Oscar. E’ un evento che, lo devo ammettere, mi piace molto. Mi sono sempre divertita a fare la nottata sveglia prima per passione che per lavoro. Fra i filmati che ho visto questa mattina c’era quello di Tom Hanks che riceveva il premio per Forrest Gump.

     

     

    E’ il film che guardo quando voglio piangere. Non tutto il film. Per me comincia quando orami sta per finire, quando lui chiede a lei se il bambino è normale o è come lui. Io ho pianto la prima volta al cinema con mia sorella, passando anche un fazzoletto di carta a una sconosciuta che era seduta di fianco a me. E piango ancora tutte le volte che lo vedo. Lo faccio volontariamente. Nei pomeriggi uggiosi, quando sono da sola in casa, lo riprendo e vado lì dove Forrest ci dimostra la sua grandezza, la sua consapevolezza e il suo cuore. Lui sa di essere diverso dagli altri, forse ha sempre sentito dentro la differenza, ma non ce lo ha mai fatto vedere: ha vissuto e basta.

     

     

    E piango ancora quando lei muore e lui rimane con il piccolo Forrest che sa già tutto perché glielo ha raccontato il Forrest più grande. E anche perché è tanto intelligente e avrà una vita norma. Ma alla fine una vita normale non l’ha avuto anche suo padre? Io direi di sì. Ha fatto il meglio con quello che aveva. Ed è una cosa che io trovo bellissima. A me piacciono le persone che mettono grande impegno in quello che fanno anche se non sono perfetti nei loro risultati. Non sopporto invece chi ha grandi doni e butta la sua vita.

     

     

    La vita di Forrest è un exemplum da questo punto di vista. Forse è per questo che lo guardo nel suo punto più triste, perché io sono triste, piango e mi libero e penso se ce l’ha fatta lui posso riuscirci anche io.

     

     

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    Mr Darcy

    di pizzi (30/08/2007 - 11:49)

    Le mie prime parole sono delle scuse anticipate. Per me è una novità scrivere sul web, non conosco bene il galateo del mezzo e dunque chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno salutato e che non hanno ricevuto una risposta. Non è mancanza di gentilezza o educazione, ma ignoranza, spero temporanea, delle regole.

     

     

    Detto questo, partiamo. E la mia prima pagina non può che essere per Jane. I suoi libri sono forse i primi che ho riletto nella mia vita adulta (non conto nelle riletture quelle fatte da bambina senza la consapevolezza del mio amore per la ripetizione). Ho scoperto “Orgoglio e Pregiudizio” da sola. Era l’unico libro di Jane che mia madre avesse in casa, una edizione con la copertina rossa rigida. L’ho letto nell’estate fra la quinta ginnasio e la prima liceo. Non voglio dire che mi ha cambiato la vita, ma insieme ad altre cose mi ha insegnato ad essere più libera.

     

     

    Spesso dico che è stata la mia amica Rebecca facendomi conoscere il cinema il sabato pomeriggio negli anni del liceo a insegnarmi la libertà. Ne sono ancora convinta, ma oltre a questo devo ammettere che ci sono state letture che mi hanno aiutata a progredire. Tutte ci siamo immaginate come la seria, ma ironica Elizabeth che attrae l’uomo apparentemente più duro che esista, integerrimo, una roccia di sani principi che si scioglie nel miglior marito e direi anche amante possibile.

     

     

    Il mio post-it su O&P, uno dei tanti (temo che vi tedierò ancora dunque con questo libro), è sul capitolo in cui Darcy si mostra senza corazza per come è veramente: il 43esimo e successivi. E’ quello in cui lei visita con gli zii la tenuta di lui e Mr Darcy all’improvviso appare. Io soffro per l’imbarazzo di Elizabeth colta alla sprovvista e sento l’impegno che lui mette nel mostrarsi al meglio. E mi piace. Vorrei dirgli: bravo! Fai vedere chi sei, mostra che i sani principi alla fine vincono sul fascino dell’apparenza!

     

     

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    Intro teche

    di pizzi (29/08/2007 - 07:59)

     

    Talvolta sento il bisogno di sapere, di nuovo, se Elizabeth Bennet e Mr Darcy alla fine si sposano davvero, se è proprio vero che Sirius è morto e che Harry Potter sconfigge Voldemort.

     

     

    Talvolta non è la parola giusta. Molto spesso è l’espressione corretta. Lo definirei un bisogno fisico, ma in realtà è una necessità dell’anima. Ho bisogno di sentire di nuovo il sollievo di un lieto fine e di piangere ancora per una morte inattesa.

     

     

    Tengo sempre vicino al letto una copia di “Orgoglio e Pregiudizio”. Non guardatemi come se fossi folle. Io ne ho bisogno! In alcuni libri ha messo dei post-it nelle pagine che mi piacciono di più. Sono proprio dove comincia il brano e da lì io riparto a leggere. Credo di conoscere a memoria alcune pagine di certi volumi, sento le parole nella mia mente. Ho bisogno però di avere il libro in mano: per correre fra le pagine dal punto che mi è venuto alla mente agli altri che amo, perché ho bisogno di rivedere le parole stampate e controllare che siano come le ricordo.

     

     

    E non succede solo con i libri: ci sono film che visto decine di volte e alcune puntate di serie tv per me non hanno segreti. Come si può vivere senza conoscere a memoria la puntata in cui Chandler chiede a Monica di sposarlo o quella del Ringraziamento con la sorella di Rachel o il momento in cui Colin Firth-Mr Darcy incontra Elizabeth dopo aver fatto il bagno nel lago?

     

     

    Li ho visti e rivisti e ringrazio l’invenzione del dvd che permette di scegliere le scene da vedere così posso saltare, come nei libri, le parti  che non mi interessano e che addirittura mi infastidiscono. Perché è proprio così: provo fastidio per parti di libri o film che adoro. Come possono parlarmi di questo quando è altro che mi interessa, come possono fare tanto male a persone che amo? Dico persone, non personaggi perché tali le considero. Vivono con me, sono parte della mia esistenza più di certe persone reali e non le voglio perdere. Per questo credo le rileggo e rivedo. Ma anche perché i loro sentimenti sono i miei. Sono contenta per loro, piango con loro, rido con loro. Lo faccio da sola, in casa, e quando vengo colta in flagrante me ne vergogno un po’. Poi però penso: per quale motivo mi devo vergognare di alcuni dei momenti più belli delle mie giornate? Ed è davvero così: leggere, o meglio rileggere, le pagine che amo mette il sorriso sulle mie labbra e piangere con un libro è liberatorio come poche cose.

     

     

    Lo avrete già capito non sono sempre capolavori del cinema e della letteratura i libri che muovono il mio animo al riso o alla commozione. Spesso sono pagine di piccole cose o libri che i critici considerano amati da troppi e dunque non degno di troppo rispetto. A me non interessa. Se una cosa mi piace, mi piace e basta. Staccavo il telefono per non essere disturbata mentre guardavo alcune puntate di Friends e se per la centesima volta fanno vedere Via col vento in tv io lo riguardo.

     

     

    Di questo voglio parlare in queste pagine: di quello che vado a riscoprire nel mio passato, fra i miei libri e i miei film. E spero che la mia biblioteca e la mia videoteca diventino alla fine più grandi, allargate dalle indicazioni e dalle preferenze di tutti quelli che vorranno condividere con me le loro teche.

     

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